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| Avevo letto questa fanfiction almeno un paio di anni fa, ma l'ho ritrovata solo oggi e mi sono sganasciata dalle risate proprio come l'ultima volta. Non è un capolavoro della letteratura, eh, è una fanfiction demenziale (ma MOLTO demenziale), però è una delle poche fanfiction demenziali che mi hanno fatta ridere sul serio. Insomma, roba tipo questa: CITAZIONE “Puff!” gridò, tutta contenta, e fece esplodere una parete. Voldemort si mise una mano sugli occhi, mentre la polvere e i calcinacci gli imbiancavano la veste nera. “Molto bene, Lene. Era quello che volevi ottenere?” Lei inclinò la testa da un lato e osservò il grosso buco frastagliato che aveva aperto nel muro. “Doveva essere un po’ più a sinistra.” Voldemort sospirò. “Eccezionale. L’hai inventata tu, scommetto.” “Non so. Può essere.” “Ed è indispensabile dire Puff per farla funzionare, giusto?” Lei annuì, palesemente soddisfatta. “Puff, esatto. Molto magico.” “Sei pregata di non eseguirla mai in pubblico, allora.” “Ma perché?” [...] “Vedi… le formule magiche… da secoli e secoli… hanno un suono, come dire… un po’ più impressionante, capisci?” Lei aggrottò la fronte. “Come Avada Kedavra, ad esempio?” disse, sventolando la bacchetta su e giù. Un violentissimo getto verde partì dalla punta e attraversò il buco nel muro, creando un rimbombo sordo su un calderone di piombo appoggiato in mezzo alla stanza successiva. “E dovresti anche fare un po’ più di attenzione a dove punti la bacchetta. Ti assicuro che un Avada Kedavra è la maledizione che non vuoi che ti rimbalzi su un piede.” “Ok, capo.” Voldemort sospirò ancora. “In ogni caso era ben fatta.” “Veramente?” “Oh, sì. Super-letale, direi. Tornando alle denominazioni… per i tuoi prossimi incantesimi dovresti provare con qualcosa di un po’ più latineggiante.” “Ma io non parlo latino.” “Nemmeno io. E nemmeno quelli che hanno inventato la maggior parte degli incantesimi, apparentemente. Infatti ho detto che devono avere un suono… latineggiante.” “Puffulus!” esclamò Lene, demolendo allegramente un’altra parete. Voldemort chiuse gli occhi. Forse quando li avrebbe riaperti lei non sarebbe più stata là. “Ti senti bene?” gli arrivò, tuttavia, la sua voce. “Oh, sì… grazie. Mai stato meglio. Tra l’altro… mi permetti di attirare la tua attenzione sul fatto che ci troviamo in un sotterraneo e che tu hai già distrutto due muri portanti?” Lei sogghignò. “Infatti quello era lo step 1, vecchio mio”, gli disse, dandogli qualche pacca sulle spalle. Voldemort si limitò a richiudere gli occhi. “Procedi” ringhiò. “Zarazan!” gridò Lene e Voldemort sentì il fischio della sua bacchetta che fendeva l’aria. Cercò di rimuovere il fatto che aveva appena detto “zarazan” e riaprì gli occhi. Al posto delle due attraenti, adeguate, eleganti pareti di pietra adesso ce n’erano due foderate di tappezzeria di velluto blu cospersa di stelline dorate. “Ah” disse, sperando ardentemente che non ci fosse uno step 3. |
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